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giovedì 4 giugno 2009

La monaca di Monza: un film, un libro, una storia vera.

La vicenda della monaca di Monza, resa famosa da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi, è stato oggetto anche di un film del 1969 di Eriprando Visconti, La monaca di Monza - Una storia lombarda. Alla base delle due opere c'è un fatto storico: un enorme scandalo che sconvolse la città di Monza agli inizi del 1600. Una storia atroce di un amore impossibile che provocò l'uccisione di una giovane conversa, una suora e uno speziale. In questo articolo tratterò la vicenda della monaca di Monza sotto il triplice aspetto storico, cinematografico e letterario.

Breve riassunto della storia della monaca di Monza.

Da punto di vista storico la vicenda è stata trattata in modo più fedele dal film La monaca di Monza - Una storia lombarda che da Manzoni ne I promessi sposi, ma approfondiremo questo aspetto successivamente.

Quella che nel capolavoro di Alessandro Manzoni è conosciuta con il nome di Gertrude fu in realtà Marianna De Leyva, figlia del conte di Monza. Apparteneva quindi ad una delle famiglie più importanti della città. Fu costretta dal padre a farsi suora nel 1591, all'età di sedici anni. Prese il nome di suor Virginia. Ciò avvenne a causa del maggiorascato, ossia del diritto totale di eredità in favore del figlio maschio maggiore. A causa delle sue origini nobiliari veniva chiamata "La Signora" e divenne presto maestra delle educande. 

Ciò che portò allo scandalo fu la sua celebre relazione con Gianpaolo Osio (Egidio in Manzoni), un nobile sventato la cui casa confinava con il convento. Dallo loro relazione nacquero anche due figli, un maschio nato però morto e una femminuccia. I loro numerosi incontri erano coperti dalla complicità di due suore, Ottavia e Benedetta. La vicenda prese la terribile piega nel 1606 quando una giovane conversa, Caterina Cassini, minacciò di dire tutto. Fu uccisa da Gianpaolo Osio con la complicità di Marianna e le altre due suore. Lo stesso Osio si rese colpevole dell'uccisione Raniero Roncino nel 1607. Ormai era difficile tenere segreta la storia e suor Virginia fu trasferita a Milano. Gianpaolo Osio fuggì con le due suore e ne uccise una affogandola, Ottavia. tentò anche di uccidere Benedetta buttandola in un pozzo ma si salvò è raccontò tutto. Ormai sulla testa di Gianpaolo Osio pendeva una taglia, vivo o morto. Fu infatti decapitato da un presunto amico per riscattare il compenso.

Suor Virginia fu arrestata il 15 Novembre 1607 e fu condannata all'isolamento a vita in una cella di un metro e ottanta per tre, senza finestre e con la porta murata. Nei primi tempi ebbe attacchi di nervi e violenza, tentò anche il suicidio. Poi però trasformo la sua pena in esercizio di redenzione e nel 1622 le fu condonata la pena e tornò alla sua vita religiosa nel convento di S. Valeria.

Biografia dettagliata.

Il film La monaca di Monza - Una storia lombarda di Eriprando Visconti.

Il film girato da E. Visconti nel 1969 è una ricostruzione fedele alla storia della vicenda della monaca di Monza. Il cartello iniziale dopo la citazione di un versetto di Luca "è impossibile che non avvengano scandali; ma guai a colui per il quale avvengano" informa che il film è basato sugli Atti del Processo che si è svolto a Milano nel 1608. Osserviamo quindi che questo film si pone da subito come una trattazione storica che utilizza le fonti dirette per ricostruire la vicenda. Si può intravedere la pretesa di oggettività di un'operazione scientifica. Uno spettatore che si avvicina al film credendo di assistere ad una versione cinematografica de I promessi sposi troverà quindi le sue aspettative deluse perché la vicenda storica effettiva ha diverse varianti rispetto a quella narrata da Manzoni. Però potrà fruire di un'opera molto utile per avere un'idea precisa della storia come accadde realmente.

Vediamo gli attori principali:

AnneHeywood: la monaca di Monza
Antonio Sabàto: Giampaolo Osio
Hardy Kruger: don Paolo
Carla Gravina: Caterina Cassini
Margarita Llozano: suor Benedetta
Anna Maria Alegiani: suor Ottavia

Questo film è particolarmente attento alla descrizione della vita lussuriosa che veniva condotta nei conventi del tempo. Preti che avevano rapporti carnali con le suore e un fitto intrigo di gelosie, invidie e rapporti di potere.

In definitiva, pur non essendo un'opera d'arte, è comunque un film utile a stimolare l'interesse verso la vicenda e nel caso più positivo alla lettura (per molti rilettura piacevole e non forzata) di uno dei più grandi capolavori della letteratura.

Promessi sposi, la monaca di Monza secondo Alessandro Manzoni.

Come è noto esiste una versione antecedente la pubblicazione del famoso capolavoro di Alessandro Manzoni, I promessi sposi. Questa prima stesura porta il nome dei due protagonisti, Fermo Spolino e Lucia Zarella. Il titolo è infatti Fermo e Lucia. Si tratta di una stesura ben più ampia del romanzo che i ragazzi leggono controvoglia sui banchi di scuola. Diviso in quattro tomi verrà poi notevolmente asciugato e reso più compatto nella stesura definitiva. Il secondo tomo del Fermo e Lucia è occupato nella maggior parte dalla vicenda della monaca di Monza.

La vicenda narrata si discosta per diversi aspetti dal reale fatto storico. Alessandro Manzoni si basò sulle notizie tratte da Ripamonti che fu il primo a scrivere delle vicende di Marianna de Leyva.

La prima cosa da sottolineare è che Alessandro Manzoni spostò i fatti avanti nel tempo di una ventina d'anni. I promessi sposi si svolgono in un periodo di tempo che va dal 1623 al 1630.

Quella di Manzoni è soprattutto la storia di una ragazza costretta a chiudersi in convento contro la sua indole appassionata e mondana. Ma ciò non avvenne attraverso un esplicito atto di violenza ma attraverso una sottile trama che coinvolse la bambina fin da piccola. Tutto veniva gestito come se fosse naturale che la piccola dovesse andare in convento. Manzoni è particolarmente abile nello scandire tutte le tappe dello sprofondamento della giovane verso le mura aride del convento ed è davvero geniale nel riportare le arti grazie alle quali la famiglia di Gertrude riuscì nel suo intento.

La relazione con Gianpaolo Osio, che Manzoni chiamerà Egidio, viene appena accennata come per pudore nei riguardi della protagonista.

Dopo i terribili eventi La Signora accoglie Lucia promettendole il suo aiuto, ma finisce per tradirla perché Don Rodrigo si avvale dell'aiuto del potente signorotto locale (l'innominato), che a sua volta affida il compito di rapire Lucia proprio a Egidio che forte della relazione con Gertrude, riuscirà a corromperla.

 

Questo articolo vuole soprattutto riproporre a coloro i quali siano usciti disgustati dalla lettura scolastica de I promessi sposi, una straordinaria lettura che, libera dalle forzature di un compito liceale, porterà un piacere assicurato.

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lunedì 16 marzo 2009

I film del sequestro di Aldo Moro: "Il caso Moro", "Piazza delle Cinque Lune" e "Buongiorno, notte".

A Roma, in via Fani, La mattina del 16 marzo 1978 un commando delle brigate rosse assale la scorta dell’onorevole Aldo Moro, uccide cinque uomini e porta via il presidente della Democrazia Cristiana. La prigionia dura 55 giorni, durante i quali le Brigate Rosse comunicano con l’esterno attraverso dei comunicati fatti trovare dai giornali e informano dello svolgimento di un processo popolare che vede come imputato Aldo Moro, che verrà condannato a morte. Viene infatti ucciso il 9 maggio e fatto trovare nel portabagagli di una Renault rossa in via Caetani, una traversa di via delle Botteghe Oscure a pochi passi dall’Altare della Patria. 

Molti misteri avvolgono la vicenda. C’è tutta una letteratura che affronta gli incredibili lati oscuri del sequestro Moro. Il titolo di un documentari è incredibilmente esplicativo: “La notte della Repubblica". Anche il cinema si è occupato a più riprese del sequestro Moro, a partire già dal 1986 con Il caso Moro di Giuseppe Ferrara, per arrivare al 2003 con Piazza delle Cinque Lune di Renzo Martinelli e il bellissimo Buongiorno Notte di Marco Bellocchio. Vediamo di spendere qualche parola per ognuno di questi film.


Il caso Moro (1986) di Giuseppe Ferrara.

Al centro di questo film c’è sicuramente la grandiosa interpretazione di Gian Maria Volontè che letteralmente lo fa decollare con la sua presenza durante i dialoghi con i suoi carcerieri. Si tratta di un’interpretazione davvero meravigliosa che aumenta di molto la qualità di un film schematico e dai tratti documentaristici. Si tratta infatti di una puntuale ricostruzione dei 55 giorni del sequestro, molto utile per conoscere i momenti fondamentali di tutta la vicenda. Non ci sono momenti particolarmente “artistici”, se così si può dire. E’ un film austero di un cinema sociale il cui unico scopo è quello di informare, con punte però di grande qualità nelle scene in cui compare Volontè.

Scheda del film.

Gian Maria Volontè/Aldo Moro.

 

Piazza delle Cinque Lune (2003) di Renzo Martinelli.

Dei tre film proposti è quello che personalmente ho visto con minor piacere. Girato in perfetto stile spy story va alla ricerca delle tesi che più di tutte vanno ad infoltire le teorie dietrologiche, ossia tutte le osservazioni e riflessioni che rendono più spessa la linea d’ombra che grava su tutta la vicenda.

Il film parte da un’ipotesi fantastica: un misterioso individuo (non posso dire di chi si tratta)   fa pervenire presso un magistrato sulla soglia della pensione (Donald Sutherland)  un documento straordinario: si tratta di un filmato in formato super-8 che mostra proprio il momento dell’assalto e del sequestro dell’onorevole Aldo Moro. Parte così l’ultima inchiesta del magistrato che la prende come la missione che serve a dare un senso a tutta la sua carriera.

Il film è forse quello di più facile visione proprio per il suo stile “giallo” e per il fatto di basarsi interamente sui misteri del caso Moro. Mi raccomando quindi di non prendere tutte le cose dette in Piazza delle Cinque Lune come verità assolute, anche perche nemmeno la storia ha fatto chiarezza in questa incredibile tragedia della nostra prima repubblica.

Scheda del film.

La fantomatica ricostruzione del sequestro.

 

Buongiorno, notte (2003) di Marco Bellocchio

Il titolo di questo film riecheggia inevitabilmente dai versi di Emily Dickinson, anche se Bellocchio ha dichiarato esserne venuto a conoscenza in seguito:

Buongiorno, mezzanotte.
Torno a casa.
Il giorno si è stancato di me:
come potevo io – di lui?

Era bella la luce del sole.
Stavo bene sotto i suoi raggi.
Ma il mattino non mi ha voluta più,
e così, buonanotte, giorno!

Posso guardare, vero,
l'oriente che si tinge di rosso?
Le colline hanno dei modi allora
che dilatano il cuore.

Tu non sei così bella, mezzanotte.
Io ho scelto il giorno.
Ma, ti prego, prendi una bambina
che lui ha mandato via.

 

Il film Buongiorno, notte di Marco Bellocchio è sicuramente il più bello dei tre qui proposti. Si tratta di una ricostruzione che dà molto spazio alla fantasia che culmina nel momento liberatorio finale (non posso dirvi di che si tratta), mostrando però ciò che nella realtà non può accadere, come nelle migliori tragedie greche. Questo film si muove su più piani: la ricostruzione dei momenti della prigionia, i documenti originali che vengono mostrati solo negli schermi delle TV, i momenti di incredibile quotidianità della brigatista donna che lavora in una biblioteca e poi a casa nasconde l’onorevole Moro. Così la quotidianità si mescola con l’ideologia e ne incrina le certezze. Un’altra dimensione è dunque quella femminile, mai affrontata nei film precedenti, e del suo rifugiarsi nel sogno. Un grande tocco d’arte è poi l’inserimento di immagini tratte dalla storia del cinema, immagini in bianco e nero che fungono da poetiche interferenze. Una tra tutte: la scena dell’uccisione del soldato americano tratto da Paisà di Roberto Rossellini. Senza reticenze si tratta di un film bellissimo.

Scheda del film.

Scena con gli inserti da Paisà.

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giovedì 5 marzo 2009

La caduta del dirigibile Hindenburg

Il video pubblicato testimonia la caduta del più grande Zeppelin mai costruito, l'Indenburg (dal nome dell'allora presidente tedesco Paul von Hindenburg). Il 6 maggio 1937 alle ore 19:25 il dirigibile in fase di atterraggio prese fuoco e precipitò. Delle 85 persone a bordo ne morirono 35. L'evento ebbe una grande copertura da parte dei cinegiornali ed è rimasta famosa la radiocronaca in diretta del reporter Herbert Morrison, che in seguito fu sovrapposta alle immagini. Anche se non capirete le parole della radiocronaca resta comunque una testimonianza di grande impatto emotivo e di struggente intensità.


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giovedì 1 gennaio 2009

Video: la caduta del dirigibile Hindenburg.

                    



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