sabato 31 gennaio 2009

Le ridicole censure al film "Accattone" di Pier Paolo Pasolini.

Pasolini esordisce alla regia cinematografica nel 1961 con un autentico capolavoro: Accattone.
Consiglio vivamente la visione di questo film e la lettura di Pier Paolo Pasolini – Accattone di Stefania Parigi (è da questo libro che sono tratte le informazioni alla base di questo articolo).
Protagonista del film è un magnaccia, sullo sfondo della cruda realtà della borgata romana.
Il film fu vietato ai minori di 18 anni, anche se non esisteva una legge che poneva tale limite (esisteva solo quello di 16 anni).

La commissione di censura richiese queste quattro modifiche:


Prima frase incriminata. «Tutte le mamme di famiglia in quelle condizioni lo farebbero, anche mia madre lo farebbe», dice Accattone a Stella quando la ragazza gli confessa che la madre ha fatto la prostituta per mantenere i figli. La correzione proposta è: Anche altre mamme di famiglia lo avrebbero fatto, anche mia madre avrebbe potuto farlo
Seconda frase incriminata: «Artro che porelle quelle sso dritte, buscheno dae venti ae trentamila al giorno», risponde Accattone a Stella quando la ragazza, alla visione delle prostitute, esclama:«Porelle!». Il censore vuole che venga eliminato il riferimento alla “lucrosità” della professione.
Terza frase incriminata: «Ma tiè – dice Amore indicando i suoi gioielli nella scena della balera -, questi l’ho fatti coi soldi vostri. Io coi soldi vostri me compro scarpe da dodicimilalire». Il censore consiglia di ridurre il prezzo delle scarpe a tremilacinquecento.
Quarta frase incriminata: «Dovrai attaccarle [le mutande] al chiodo, sei vecchia». Viene richiesto di sostituire mutande con sottana.
[…]
L’anteprima romana del film ha luogo il 22 novembre al cinema Barberini. Un gruppo di giovani di destra lancia bombette fetide in sala e boccette d’inchiostro contro lo schermo. Nascono tafferugli fuori e dentro la sala che rendono necessario l’intervento della polizia . Il giorno successivo le proiezioni vengono effettuate con la scorta.

Pier Paolo Pasolini – Accattone, Stefania Parigi, Lindau 2008, pag. 206.

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venerdì 30 gennaio 2009

In realtà fu Zenone di Elea il primo a parlare di cinema.

In uno dei suoi quattro argomenti con cui il filosofo Zenone (V sec. a.c.) intendeva prendere le difese di Parmenide, si può leggere una bellissima metafora del Cinema.

L'argomento in questione è quello della freccia.

Nel volume I, tomo A del manuale di filosofia del liceo (Abbagnano-Fornero, II edizione, pag 63) si può leggere:

“la freccia che appare in movimento è in realtà immobile: difatti essa occuperà ad ogni istante soltanto uno spazio determinato, pari alla sua lunghezza; e poiché il tempo in cui essa si muove è fatto di infiniti istanti, per ognuno di questi istanti, e per tutti, la freccia sarà immobile. […] il moto risulta impossibile, poiché da una somma di mobilità e di istanti fermi in se stessi non può risultare qualcosa di diverso, cioè il movimento.”

Che Zenone parlasse di cinema è ovviamente solo una provocazione, che serve però a stimolare un’interessante riflessione. Che cos’è il cinema se non una grande beffa? O più educatamente: una grande illusione?

Il movimento delle immagini sullo schermo è solo illusorio, perché si basa su un limite della percezione visiva umana (a livello cerebrale). Quell’apparente fluire di immagini è in realtà una sequenza di fotogrammi, che occupano uno spazio e un intervallo di tempo precisi. La velocità di riproduzione di quei fotogrammi determina l’illusione del movimento. Questo fenomeno è meglio noto come persistenza della visione.

Questa sotterranea corrispondenza tra un filosofo di 2500 anni fa e una tecnica del XX secolo mi pare, se non interessante, almeno simpatica.

Lasciate una vostro commento, non c'è bisogno di alcuna registrazione.

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giovedì 29 gennaio 2009

L'Amleto di Leo De Berardinis.

video

Questo filmato abbastanza raro mostra la
dissacrante interpretazione dell' Amleto
da parte di Leo De Berardinis, uno degli
attori italiani d'avanguardia più importanti.
Alla fine del video, Petrolini.


Per ulteriori informazioni:


Teatro di Leo
Voce su wikipedia


Aspetto vostri commenti, tenterò di rispondere (non c'è bisogno di alcuna registrazione).

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La "faccia di pietra" di Buster Keaton.

Ancora Buster Keaton (vedi precedenti articoli sull'argomento 1-2-3-4). Per aggiungere un’ulteriore elemento alle precedenti considerazioni su questo grande comico della stagione del cinema muto, non si può prescindere dal considerare la sua tecnica basata sulla fissità del suo volto. Buster Keaton fu davvero una “maschera”.  Manteneva perennemente l'espressione del volto neutra. Non rideva mai, tanto da aggiudicarsi il famoso soprannome di “faccia di pietra”.  Il suo volto aveva la fissità di una maschera orientale. Ciò implica un utilizzo del corpo diverso perché quando si utilizza la maschera non è tanto la maschera ad avere senso in sé, bensì è il corpo con i suoi movimenti, con le sue modalità espressive a dare senso alla maschera stessa. Il volto di Buster Keaton è sempre imbiancato dal cerone e mai si ricopre di smorfie. Le poche volte che lo abbiamo visto ridere è nei cortometraggi girati come spalla di “Fatty” Roscoe Arbuckle, un comico di slapstick comedy classica molto popolare al suo tempo. Ma si trattava dei suoi primi passi nel mondo del cinema. Quando prende lui stesso le redini della regia, sviluppa una tecnica molto particolare basata sul semplice e sacrosanto concetto del far ridere restando seri. I veri comici in effetti non ridono mai. Se lo fanno la loro risata è del tutto artificiale. Basti pensare a come rideva Totò, o anche Charlot. In Buster Keaton questo aspetto è portato all’estremo in una comicità tutta basata sul corpo e la fisicità. 

Argomenti correlati:

Di seguito due cortometraggi di Buster Keaton che io amo particolarmente:


Buona visione e ditemi cosa ne pensate.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Titanic lo hanno visto anche in Afghanistan. Un esempio di forza del cinema.

Nel 1996 il regime talebano assume il controllo di Kabul. Inizia una delle forme di censura più estreme della storia. Musica, cinema, televisione vengono totalmente vietati. Cassette e nastri vengono bruciati.

 

     Nel novembre del 2000 la corrispondente della BBC Kate Clark riferì questa storia straordinaria: mentre in tutto l'Afghanistan cinema, televisione e videocassette erano completamente proibiti, tale film (Titanic) era diventato enormemente popolare. Inspiegabilmente, sembrava che a Kabul tutti l'avessero visto (alcuni anche parecchie volte) e che perfino i talebani lo conoscessero. A questo proposito all'epoca circolava questa storiella: un mullah sta pronunciando il sermone del venerdì di fronte una folla di fedeli, accusandoli di commettere vari peccati e di comportarsi da peccatori, e dice loro: “so che ascoltate musica e che vi procurate dei videoregistratori al noleggio per guardare i film. Dovete stare attenti perché sarete dannati e affogherete esattamente come i protagonisti di Titanic!”

     Il taglio di capelli portata da Leonardo Di Caprio nel film divenne di gran moda a Kabul sotto il nome di “taglio alla Titanic” fatto che provocò la punizione di parecchi barbieri.

      Sparate sul pianista. La censura musicale oggi a cura di Marie Korpe, edizione italiana EDP,         Torino 2oo7, pag. 39.

DITE LA VOSTRA

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martedì 27 gennaio 2009

Carmelo Bene parla di Buster Keaton 2

video


Ancora altre considerazioni di Carmelo Bene su
Buster Keaton (leggi i precedenti articoli)

Ditemi cosa ne pensate, sarò felice di rispondervi.

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Carmelo Bene parla di Buster Keaton

video


Documento raro in cui Carmelo Bene viene
 intervistato a proposito di Buster Keaton
(leggi i precedenti articoli)

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Buster Keaton e Charlie Chaplin, consigli


Per completare i miei precedenti articoli consiglio di visitare le relative pagine di Wikipedia, in cui troverete notizie biografiche, filmografie e bibliografie dettagliate:

Consiglio vivamente il film Charlot di Richard Attenborough, in cui Charlie Chaplin viene interpretato da Robert Downey Jr.

Ditemi cosa ne pensate, sarò felice di rispondervi.


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Meglio Buster Keaton o Charlie Chaplin?

Di solito si mettono a confronto queste due grandi figure della comicità del cinema muto. In realtà questa perenne sfida Chaplin vs Keaton non ha ragione di esistere. Il problema non è quello di verificare il maggiore valore dell'uno o dell'altro. Entrambi incarnano infatti un tipo di comicità diversa. I due mondi in cui vivono sono completamente diversi. Buster Keaton agisce in un mondo in cui regna l'assurdo, in cui viene perseguitato da incubi che scavano nel profondo delle paure umane (viene inseguito da centinaia di polizioni, gli vengono attribuite colpe che non ha, la realtà tutta gli si rivolta contro). Charlie Chaplin con il suo Charlot vive un mondo che fin da subito si manifesta come atrocemente reale. La crudeltà dei bassifondi, in cui regna la legge della giungla in una perenne lotta tra poveri. Charlot si aggira con disinvoltura in questo mondo in cui vengono abbandonati bambini, malmenati i poliziotti, in cui compare un inedito tossicodipendente che si buca (Mean Street). Charlot riesce a sopravvivere grazie alla sua furbizia mantenedo sempre in piedi la sua dignità. Al contrario Buster Keaton non è assolutramente furbo. Nel suo caso la comicità scatta proprio nel vedere la sua incredibile caparbietà con la quale tenta di dominare una realtà che gli è ostile. La comicità di Buster Keaton scava nella condizione esistenziale dell'uomo (il criceto si affanna così tanto nella sua ruota, per andare dove?), Chaplin resta decisamente con i piedi per terra mostrando la realtà nel suo lato peggiore, riuscendo a suscitare incredibili emozioni.

Ditemi cosa ne pensate, sarò felice di rispondervi.

 

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lunedì 26 gennaio 2009

Buster Keaton

Il primo articolo di questo blog è dedicato al comico più sovversivo che io conosca: Buster Keaton. 
L'immagine a fianco è un fotogramma del cortometraggio The goat del 1921. In realtà Buster Keaton non è in prigione, ma fuori. 
Ad essere in prigione è la cinepresa, non lui. Ciò che sembra non deve necessariamente essere. Questa immagine ci mostra un uomo in prigione, ma in verità lui sta guardando dentro la prigione. Nel cinema di Buster Keaton tutto si dimostra essere il contrario di ciò che sembra. Tutto è illusione e l'uomo si trova costretto a vivere un mondo che solo appare, affannandosi in una lotta per la sopravvivenza, con la caparbietà di chi non può accettare la propria morte. 
Buster Keaton è immerso in un mondo popolato da incubi in cui tutto si mostra nella sua assurda artificialità. In effetti sembra tutto meccanico, tutto è scandito da un meccanismo inesorabile e puntuale. Il mondo inanimato possiede una propria intelligenza, una vita surreale. Questo mondo è sempre ribelle, ingovernabile e invivibile.  

Consiglio questi cortometraggi: One Week, The Scarecrow, Convict 13, The Haunted House, Hard Luck, The Goat, The Playhouse, Cops, The Electric House.

Puoi leggere anche:






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giovedì 1 gennaio 2009

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Video: la caduta del dirigibile Hindenburg.

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Copertine a confronto: "The Butcher Album" dei Beatles

Per intergrare l'articolo: La copertina del macellaio dei Beatles. Yesterday and Today, "The Butcher Album"



The Butcher Cover



La copertina "buona".

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Ritual de lo Habitual dei Jane’s Addiction: copertine a confronto.


La prima copertina censurata.


La "clean Cover"



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I migliori post.

I post più letti (secondo google analytics)







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le copertine di Electric Ladyland di Jimi Hendrix.

La prima copertina censurata.



La copertina come la conosciamo ora.



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Amleto (da Shakespeare a Laforgue), 1974. Seguito.









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Dal film "Il minestrone" di Sergio Citti

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Scheda del film: "Il minestrone" di Sergio Citti.

Paese:

Italia

Anno:

1981

Durata:

104'

Colore:

colore

Audio:

sonoro

Genere:

Commedia

Regia:

Sergio Citti

 

Interpreti e personaggi

Franco Citti

Ninetto Davoli

Roberto Benigni

Olimpia Carlisi

Giorgio Gaber

Fabio Traversa

Carlo Monni

Franco Javarone

Franco Diogene

Loris Zanchi

Daria Nicolodi

Daniele Pagani

Marcella Petrelli

Guerrino Crivello

Alvaro Amici

 






















Leggi gli articoli:

"Il minestrone"di Sergio Citti.

Ninetto Davoli e Carlo Citti guardano il cielo per la prima volta. Dal film "Il Minestrone" di Sergio Citti.

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Scheda del film "Buongiorno, notte"

Buongiorno, notte

Titolo originale:

Buongiorno, notte

Paese:

Italia

Anno:

2003

Durata:

105'

Colore:

colore

Audio:

sonoro

Genere:

drammatico, storico

Regia:

Marco Bellocchio

Soggetto:

Marco BellocchioAnna Laura Braghetti, Paola Tavella

Sceneggiatura:

Marco Bellocchio

Interpreti e personaggi

Roberto Herlitzka: Aldo Moro

Maya Sansa: Chiara

 Luigi Lo Cascio: Mariano

Giovanni Calcagno: Primo

Paolo Briguglia: Enzo

Giulio Bosetti: Paolo VI

  Pier Giorgio Bellocchio: Ernesto

Fotografia:

Pasquale Mari

Montaggio:

Francesca Calvelli

Musiche:

Riccardo Giagni (musiche originali), Pink FloydFranz SchubertGiuseppe Verdi,Jacques Offenbach

Scenografia:

Marco Dentici

Premi:

§  Ioma 2004:Miglior film italiano in ex equo con Non ti muovere.

 

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