lunedì 26 ottobre 2009

Perchè l'uomo è così altruista?

A leggere il titolo di questo articolo molti penseranno: "Altruista chi?". In effetti parlare di altruismo nel mondo in cui viviamo può suonare un pò stonato. La maggior parte di noi crede di vivire in una giungla in cui arriva in alto chi sgomita di più, chi è abile nel fare le scarpe agli altri, chi è più furbo...e forse è così, posto che andare in alto significhi avere i soldi.






L'altruismo di cui parlo è però di tipo congenito al genere umano e riguarda la sua vocazione all'eredità. La mia domanda è questa: perchè l'uomo sente questa necessità di lasciare qualcosa ai posteri? Perchè si affanna per produrre cose che restano? Non è strano che pur avendo la preziosa coscienza di campare poco, si preoccupa così tanto di lasciare cose che ci sopravvivono? Che vuoi che siano ottanta, cento anni rispetto all'eternità.


Gli animali che non sanno di dover morire vivono alla giornata, l'uomo che dovrebbe avere la coscienza del valore del presente, si affanna per il futuro...un futuro che va bene oltre la propria vita. E molti vivono male. Prendete i taccagni per esempio. Non ricordo chi disse"Il tirchio è colui che vive in miseria per paura della miseria". Chi accumula ricchezze sa bene che dopo la sua morte saranno altri a godersele. E quindi? Perchè l'uomo non vive alla giornata? Perchè si preoccupa così tanto per il futuro? Davvero crediamo che cento anni siano tanti (non considerando il fatto che potremmo morire anche domani)?


Capitano a fagiuolo le parole di Groucho Marx "Perchè dovrei fare qualcosa per i posteri? Cosa hanno fatto loro per me?

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7 commenti:

  1. Ciao e ben tornato Matteo.
    La risposta è difficile e forse non c'è.
    Mi vengono in mente così confusamente: narcisismo? desiderio d'immortalità? desiderio di trascendere la realtà? di sfuggire alla morte?
    L'intelletto è un bel fardello comunque.

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  2. Ciao, vado un filo OT... Come va? In precedenza ho preferito far silenzio, non usare retorica e similari...
    Un saluto.

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  3. Ho un'età di poco superiore ai sessanta. Questo tuo interrogativo non mi ha mai lasciato scampo e sempre ci ho rimesso qualcosa di molto personale per lasciare "qualcosa di mio" al futuro degli altri. Ma alla fine se ne vale la pena o no è una risposta di cui non me ne frega più niente. E vivo così, non volendo più dire "qualcosa di scontato" spesso banalizzato dalle stesse ripietitive parole che si usano. Non sto né bene né male, e il blog è spesso una giustificazione che sopravvive alle ormai inutili aspettative o speranze...
    In bocca al lupo... a volte il conoscersi è un'ancora di salvezza.

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  4. sponsorizzando il mio secondo blog...
    ...voglio semplicemente dirvi di diffondere la notizia, poiché è nato sulla rete un nuovo spazio indipendente che cercherò di rendere interessante il più possibile...

    questa la presentazione:

    "Turn Out The Lights" è un verso di "When The Music's Over" (1967), scritta da Jim Morrison, voce e anima dei Doors [in una live performance nell'immagine di sopra], a cui è appunto tributato questo modesto spazio sul web.

    Nel seguente blog, io, Vision, posterò solo videoclips musicali, a casaccio, senza un ordine ben preciso, intenzioni filosofico-esponenziali o capacità di revisioni misteriose...
    ...quindi, in sostanza, quando non avrò un cazzo da fare, dipingerò i pezzi migliori del mosaico multiforme in cui si impregna uno dei connubi più affascinanti dell'arte moderna: quello tra musica e fotografia.

    ...naturalmente invito tutti i lettori/spettatori a seguire il blog, con commenti sensazionali ed emozionali...

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  5. "Perché la necessità di lasciare qualcosa ai posteri??" bè, forse perchè principalmente non vogliamo accettare la piccolezza e la brevità della nostra esistenza nel mondo e nella storia, nello spazio e nel tempo...e quindi cerchiamo un modo x rimanere ancorati a questa vita sulla Terra anche dopo la morte del corpo, per darle un senso in conseguenza ai dubbi che abbiamo nei confronti di cose come l aldilà o la missione reale di ognuno di noi...
    in realtà, anche questo è dettato dall egoismo così come tutto il resto delle azioni umane..l egoismo più che un difetto, è una prerogativa umana secondo me, e ancor di più in questo momento storico, in cui ci stiamo rendendo consapevoli dell originaria e naturale solitudine umana. non è un discorso pessimistico o negativo, ma solo un modo x dire che non sono d accordo sull altruismo degli uomini (a meno che non si tratti di una madre nei confronti di un figlio, allora qui il discorso generalmente, tranne qualche rara infame eccezione, cambia)
    Marianna

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  6. Credo che la spiegazione più calzante, ma non esaustiva, sia la coscienza della morte e quindi la paura che ne consegue.

    a differenza degli animali infatti che non hanno modo di rappresentarsi in maniera vivida (grazie alle strutture linguistiche che hanno, orientate al linguaggio ma non alla lingua) il futuro e in misura minore il passato, e quindi incapaci di rappresentarsi delle ipotesi complesse, l'uomo è preda del dono avvelenato dell'intelligenza umana ossia della capacità di strutturare il pensiero in forma linguistica - gli animali hanno intelligenze diverse.

    dono avvelenato perché se gli ha aperto la via del benesserre biologico e di specie (ossia ne ha fatto la specie più che dominante, ma infestante del pianeta), gli ha anche spalancato sotto i piedi il baratro della paura, della menzogna e dell'angoscia.

    cosa che lo porta a cercare compensazione nella civilizzazione (figli, potere, dominio, ricordo...).

    un destino tutto sommato sciagurato.

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    Manu Medina

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