giovedì 10 giugno 2010

Raffaele Viviani

Raffaele Viviani è stato uno degli uomini di teatro più importanti del secolo scorso e uno dei pochi drammaturghi italiani degni di questo nome. Può essere tranquillamente affiancato (per importanza) a personalità come Antonio Petito, Eduardo De Filippo, Eduardo Scarpetta, Dario Fo, Pirandello anche se la sua fama è stata ed è nettamente inferiore. Infatti se tutti conoscono queste personalità ingombranti molti di meno hanno la se pur minima idea di chi fosse Raffaele Viviani.

Raffaele Viviani è stato un grande attore napoletano, o sarebbe meglio utilizzare il termine più moderno di performer: era infatti, oltre che attore, cantante, ballerino, acrobata. Ma le sue qualità andavano ben oltre l'uso del corpo: era anche compositore, autore di importanti e famose canzoni napoletane, poeta e, come detto in precedenza, autore di copioni teatrali. Il suo chiodo fisso era il teatro. Portava avanti il suo personalissimo progetto teatrale con un'insolita caparbietà, con la schiena dritta e lo sguardo al futuro.

Come tutti i grandi attori napoletani il suo apprendistato teatrale avvenne nell'ambito del varietà, nei teatrini più infimi e popolari dove si rappresentavano farse napoletane, per poi approdare a teatri di prosa veri e propri, con tourneè nel Nord Italia e all'estero. 

Il varietà era un genere di spettacolo molto particolare caratterizzato da una serie di sketch separati tra loro. Una serata era formata da diversi numeri di canto, ballo, magia e altre forme di intrattenimento, di piccola durata e che dovevano essere fonte di attrazione per il pubblico. Nel film Roma di Fellini è possibile gustarne un esempio. Già negli anni dieci del Novecento Raffaele Viviani era una stella del Varietà, era la principale attrazione della serata con le sue caratteristiche "macchiette" (una miriade di personaggi sintetizzati a partire dalla realtà napoletana): ‘O Sapunariello, ‘O Pisciavinolo, ‘O Scupatore, ‘O Delinquente, ‘O Guappo ‘nnammurato, Totonno ‘e Quagliarella, ‘O Scugnizzo e tanti altri. 

Le cose cambiarono con la Prima Guerra Mondiale e il clima luttuoso all'indomani della disfatta di Caporetto (Ottobre-Novembre 1917) portò a vere e proprie campagne contro il teatro di Varietà, troppo frivolo e gioioso per il tragico momento. Raffaele Viviani fu costretto alla metamorfosi e creò un teatro tutto suo, generato attraverso un ponte tra il Varietà e il teatro di prosa. Inizio a scrivere atti unici in cui un esile filo conduttore riuniva i suoi personaggi, le sue macchiette. Passò da una drammaturgia dell'attrazione (numeri singoli  separati tra loro) a una drammaturgia dell'azione (quegli stessi numeri infilati in una successione temporale). Ciò che ne venne fuori fu un teatro inedito e inimitabile composto da prosa, poesia e canto tutto sostenuto da tempi e ritmi precisi. L'opera inaugurale di questo nuovo genere fu O' Vico (Il vicolo), un atto unico in cui vine mostrato un segmento di vita napoletana, con i vari personaggi che entrano ed escono, come meteore: L'acquaiuolo, 'O guappo 'nnammurato, Lo spazzino, Ferdinando 'o cane 'e presa. Passò così al genere considerato più importante del teatro di prosa, formò una compagnia maggiore e il lavoro divenne frenetico. Nel 1919 scrisse e rappresentò undici atti unici.
Raffaele Viviani era un direttore di attori molto esigente e meticoloso. Curava tutto nei minimi dettagli, le scenografie, i costumi, il trucco. La composizione dei suoi testi esigevano una rappresentazione precisa nei ritmi, nelle entrate e nelle uscite, nella velocità delle battute. Tutto era provato e riprovato e non c'era nessuno spazio per l'improvvisazione. Gli attori dovevano sapere la parte a memoria. Tutto ciò era per l'epoca un insieme di novità di rilievo, che fanno di Raffaele Viviani uno dei primi esempi di regista nel teatro italiano. 


 


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4 commenti:

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