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venerdì 19 giugno 2009

6. La clausola.

La clausola (Escape Clause) è il titolo del sesto episodio della serie tv americana Ai confini della realtà (The Twilight Zone).

Un acido ipocondriaco ossessionato dalla paura della morte stringe un patto con il diavolo: l’eternità in cambio dell’anima. Ma c’è una clausola nel contratto…

SCHEDA:

Sceneggiatura: Rod Serling.

Regia: Mitchell Leisen

Musiche di Franz Waxman.

Prima trasmissione: 30 ottobre 1959.

Attori: David Wayne (Walter Bedeker), Thomas Gomez (Signor Cadwallader),Virginia Christine (Ethel Bedeker), George Baxter (il giudice),Raymond Bailey (il medico), Wendell Holmes (Cooper) e con Dick Wilson, Joe Flynn, Nesdon Booth, Allan Lurie, Paul E. Burns.


La struttura di questo episodio può essere divisa in quattro momenti: la presentazione del personaggio (descritto dalla voce di Serling), il contatto con l’ignoto (l’incontro con il diavolo), la sperimentazione di una situazione eccezionale (l’immortalità) e il finale con colpo di scena.



Trama (attenti! Viene riportata anche la fine dell’episodio!)


Walter Bedeker è un ipocondriaco egoista dai modi molto sgarbati. E convinto che la morte lo attenda dietro l’angolo e se la prende con il mondo intero. Ecco come lo descrive la voce narrante di Serling: “Questo è il signor Walter Bedeker, di 44 anni. Terrorizzato dalla morte, dalle malattie, dagli altri, dai batteri, dalle correnti d’aria e da altro ancora. Ha un solo interesse nella vita e cioè: Walter Bedeker. Una sola occupazione: la vita e il benessere di Walter Bedeker. E una preoccupazione costante per la società: quella cioè di come potrebbe sopravvivere nel caso in cui Walter Bedeker morisse”.

Questa concisa descrizione ci dà tutte le informazioni necessarie. Walter Bedeker è convinto che gli tengano nascosta qualche malattia e perciò è acidissimo sia con il dottore che con sua moglie.

Accade un evento stranissimo: un signore viene a trovarlo, non si sa come è entrato. Per farla breve: si tratta del diavolo che gli propone un contratto: la vita eterna in cambio della sua anima. Ma c’è una clausola: nel caso in cui Walter Bedeker si stanchi della vita eterna, basta che chieda al diavolo di “organizzare la sua partenza”. Walter Bedeker non tarda ad accettare.

La vita però, senza la paura e la possibilità di morire, gli appare molto noiosa. Ogni attività gli pare inutile e niente ha più sapore per lui. Si getta sotto gli autobus, sotto i tram, le metropolitane… beve l’ammoniaca…niente lo riesce a soddisfare. Si incolpa quindi della morte della moglie, per provare l’emozione della sedia elettrica, tanto consumeranno solo corrente, inutilmente. Inaspettatamente non gli viene concessa la pena di morte ma il carcere a vita. A questo punto l’eternità appare angosciante e spaventosa. Walter Bedeker decide di ricorrere alla clausola.



Riflessioni.


La clausola è certamente l’episodio più interessante tra quelli che abbiamo fin’ora trattato. Come è evidente dalla trama questo episodio vanta illustri antenati: Il malato immaginario di Molière, Il Faust di Goethe (il contratto con il diavolo) e la favola di Re Mida (il forte desiderio di un potere che poi si rivela funesto).

In effetti gli interrogativi che questo episodio pone sono molto interessanti e stuzzicanti. Quando Walter Bedeker riceve il beneficio della vita eterna la sua esistenza improvvisamente scolorisce. Viene così proposta l’idea che paradossalmente è l’aspettativa della morte che ci dà la possibilità di vivere. Se fossimo immortali ogni nostra attività apparirebbe inutile: non avremmo bisogno di mangiare, di ripararci dal freddo e dalle malattie, di difenderci. Non proveremmo paura, non ci sentiremmo mai minacciati. Non si tratta semplicemente del fatto che la vita apparirebbe noiosa perché non si rischierebbe mai nulla. Forse è come se l’aspettativa della morte fosse un motore che ci spinge ad agire, a fare. Il discorso non si esaurisce ovviamente in modo così semplicistico, ma lo spunto stimola una interessante riflessione.

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sabato 30 maggio 2009

Il sarcofago.

Il sarcofago  (The Sixteen-Millimeter Shrine) è il titolo del quarto episodio della serie tv americana Ai confini della realtà (The Twilight Zone). 

Una attrice che non riesce a rassegnarsi alla sua età avanzata passa le giornate chiusa nella sala di proiezione della sua villa e rivede i suoi vecchi film…

 

SCHEDA:

Sceneggiatura: Rod Serling.

Regia: Mitchell Leisen

Musiche di Franz Waxman.

Prima trasmissione: 23 ottobre 1959.

 

Attori:  Ida Lupino (Barbara Jean Trenton), Martin Balsam (Danny Weiss), Alice Frost (Sally),Tedde Corsia (Marty Sall), Jerome Cowan (Jerry Hearndan), John Clarke (Heardan nel film).

Mitchell Leisen (1898 – 1972) è stato un regista statunitense che iniziò a lavorare come costumista. Lavorò con DeMille, Walsh e Lubitsch. Iniziò a girare film nel 1933 e divenne importante nella direzione delle donne.

Ida Lupino (1918 – 1995) attrice londinese di rilievo ma anche una delle poche registe donna di grande importanza.

 

Martin Balsam (1919 – 1996) attore statunitense formato all’Actors Studio. Tra le sue interpretazioni ricordiamo quella di uno dei giudici popolari in La parola ai giurati di Lumet e il detective Arbogast in Psyco di Hitchcock.

Questo episodio segue una struttura scandita dallo sprofondamento nell’isolamento della protagonista, fino ad arrivare al colpo di scena finale in cui la realtà e il cinema si contaminano con un procedimento molto simile ma inverso a quello presente nel film La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen, a sua volta omaggio a La palla n. 13 di Buster Keaton. Come il precedente episodio (Al Denton nel giorno del giudizio) non è tra i miei preferiti. Ci sono però notevoli invenzioni cinematografiche come la scena che ho riportato nell’immagine di questo post. L’immagine dell’attrice viene doppiata da quella sullo schermo con una compresenza tra passato e futuro e un presagio di ciò che accadrà. Ma ancora non vi ho detto cosa accade…

Trama (attenti! Viene riportata anche la fine dell’episodio!)

 

Barbara Jean Trenton è un’attrice ormai incamminata per il viale del tramonto. Non riesce ad accettare il tempo che passa e a considerare il suo passato di giovane attrice come ormai chiuso. Vive la maggior parte della sua giornata chiusa in una sala da proiezione domestica a rivedere i suoi vecchi film in cui appare giovane e bella. Si trova più a suo agio in quella realtà che nella vita di tutti giorni che gli ricorda giorno dopo giorno la sua età. Il suo atteggiamento desta la preoccupazione del suo agente e amico Danny Weiss che riesce a procurargli un provino credendo che le faccia bene. Ma quando le viene proposto un ruolo da madre lei rifiuta categoricamente ritenendosi molto offesa. È un grande colpo per lei e finisce per richiudersi ancora di più nel suo sarcofago. L’amico sempre più preoccupato le combina un incontro con l’attore che recitava nei suoi vecchi film, Jerry Hearndan. Lei è molto eccitata della notizia ma quando si trova di fronte un uomo che porta sul viso tutti i segni del tempo non accetta quella realtà. Lei credeva di incontrare il bel giovane con cui aveva girato le scene d’amore dei suoi film. La realtà è troppo crudele per lei. Il finale è ovvio: finisce per entrare nello schermo e perdersi (o forse ritrovarsi) nella realtà che tanto le mancava.

 

Appare a questo punto evidente il rapporto con il film di Woody Allen. In quel caso però l’attore usciva dallo schermo. I temi sono evidenti: la difficoltà di abbandonare un passato pieno di glorie e di fama e di accettare il normale scorrere del tempo. La protagonista è un  individuo il cui lavoro era fortemente legato alla sua immagine e il pensiero che quest’ultima debba andare via via verso il deperimento provoca una grande crisi e una pericolosa chiusura in un passato che ormai non è più.

La fuga nello schermo è una liberazione e un atto anarchico contro il naturale scorrere delle cose.

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martedì 26 maggio 2009

Al Denton nel giorno del giudizio.

Al Denton nel giorno del giudizio  (Mr. Denton on Doomsday) è il titolo del terzo episodio della serie tv americana Ai confini della realtà (The Twilight Zone). 

Un ex pistolero ubriacone viene continuamente preso in giro e umiliato da un gruppo di cowboy gradassi…


SCHEDA:

Sceneggiatura: Rod Serling.

Regia: Allen Reisner.

Prima trasmissione: 9 ottobre 1959.

 

Attori: Dan Duryea (Al Denton), Martin Landau (Hotaling), Doug McClure (Pete Grant), Malcom Atterbury (Henry J. Fate), Jeanne Cooper (Liz), Ken Lynch (Charlie) e con Arthur Batanides, Robert Burton, Bill Erwin.

Di Allen Reisner (1924 – 2004) ci può interessare sapere che ha girato cinque episodi del telefilm “La signora in giallo”.

Dan Duryea (1907 – 1968) è stato un attore americano di provenienza teatrale. Esordì nel cinema nel 1941 e recitò in pellicole di Fritz Lang, Robert Siodmak, Howard Hawks e anche in Un fiume di dollari di Carlo Lizzani.

Martin Landau (1931 - )è un importante attore newyorkese proveniente dalle file dell’Actors Studio. Ha recitato in Intrigo Internazionale di Hitchcock, nel telefilm Spazio 1999 e di recente ha impersonato Bela Lugosi in Ed Wood di Tim Burton.

Anche in questo episodio manca il tipico colpo di scena finale. Il personaggio viene presentato nella sua condizione normale, entro i confini della realtà, e l’incontro con l’ignoto si limita alla comparsa di una pistola ed ad uno strano individuo che vende delle pozioni magiche. Personalmente non ritengo questo episodio tra i migliori della serie.


Trama (attenti! Viene riportata anche la fine dell’episodio!)

Siamo nel far west. Al Denton ci sapeva fare con la pistola ma ora non è altro che un povero ubriacone che si fa umiliare in continuazione in cambio di un bicchiere. Dopo l’ennesima umiliazione Al Denton si butta a terra in preda alla disperazione nel considerare la sua condizione ma non si sa come compare una pistola vicino a lui. È stato Henry J.Fate a farla comparire. Questo ambiguo personaggio è un venditore ambulante di utensili rarità e …pozioni magiche. Al Denton si vede indirizzato sulla via di ritornare un uomo rispettato e grazie alla pistola diventa di nuovo il cowboy di un tempo. Ma come allora la sua fama attira pistoleri che vogliono sfidarlo. Ma questa volta sa che sarà lui a cadere ucciso. Ma Henry J.Fate interviene con una delle sue pozioni magiche che migliorano le capacità dell’uomo di maneggiare la pistola. Poco prima del duello Al Denton ingoia la pozione ma si accorge che anche lo sfidante l’ha fatto. Entrambi esplodono il colpo e entrambi vengono feriti alla mano. Nessuno dei due potrà più usare la pistola. “Meno male” pensa Al Denton.

Sia dal punto di vista della sceneggiatura che della regia questo episodio non mi ha appassionato molto. Posso dare un giudizio molto positivo però all’interpretazione di Dan Duryea, davvero molto bravo. In effetti la bravura degli interpreti è quasi una costante nella serie tv Ai confini della realtà.

In un altro caso il protagonista è disperato a causa dell’alcool, si tratta del trentaduesimo episodio, Una tromba d’oro.

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sabato 23 maggio 2009

Un discorso per gli angeli.

Un discorso per gli angeli (One for the Angels) è il titolo del secondo episodio della serie tv americana Ai confini della realtà (The Twilight Zone). L’episodio parla dell’incontro tra un venditore ambulante e il signor Morte che lo informa che a mezzanotte deve seguirlo perché è arrivata la sua ora. Il venditore ambulante riesce però ad ottenere un rinvio…

SCHEDA:

Sceneggiatura: Rod Serling.

Regia: Robert Parrish.

Prima trasmissione: 9 ottobre 1959.

Prima trasmissione in Italia: 29 maggio 1962 su RAI 1.

Attori: Ed Wynn (Lew Bookman), Murray Hamilton (Signor Morte), Dana Dillaway (Maggie), Merrit Bohn (l'autista del camion), Jay Overholts (il dottore), Mickey Maga (il bambino).

 

Il regista Robert Parrish ha diretto tra gli altri il western Lo sperone insanguinato del 1968 e James Bond 007 – Casino Royale del 1974.

L’attore Ed Wynn è stato un importante comico americano, un caratterista molto popolare che ha lavorato per la radio (The Fire Chief), per la televisione e per il cinema (per esempio: Fritz Pfeffer in Il diario di Anna Frank del 1959 e Zio Albert in Mary Poppins del 1964).

L’attore Murray Hamilton va ricordato per la sua interpretazione nei passi del signor Robinson nel film Il laureato del 1967.

 

Già da questo secondo episodio di Ai confini della realtà compare la caratteristica strutturale tipica della serie TV: il protagonista viene presentato prima nella sua quotidianità e ci viene descritto dalla voce narrante e poi viene messo di fronte all’ignoto. Nel precedente episodio (Le barriere della solitudine) abbiamo invece visto che il personaggio veniva immerso direttamente nella dimensione dell’incubo. Da notare però l’assenza del tipico colpo di scena finale. Non c’è infatti il solito ribaltamento di prospettiva. Che invece era presente nel primo episodio.

 

Trama (attenti! Viene riportata anche la fine dell’episodio!)

 Lew Bookmann è un venditore ambulante. E’ una persona normale, la voce narrante lo descrive così: “fa parte della scena estiva. Un trascurabile elemento di questo luglio afoso. Un anonimo uomo qualunque la cui vita è una trama tessuta sui marciapiedi”. Quando torna a casa trova un uomo distinto che su un taccuino ha appuntato tutti i particolari della sua vita e lo informa che la sera stessa a mezzanotte deve partire, cioè morire. Quell’uomo è la Morte. E’ stata scelta per Lew Bookmann una tranquilla morte nel sonno, un vero privilegio. Ma lui non ha nessuna intenzione di morire e si oppone. La Morte lo informa che solo in tre casi si può ricorrere in appello: per situazione familiare (si si ha moglie e figli), in caso uomini di stato o di scienziati sul punto di fare importanti scoperte e la terza riguarda lavori incompiuti di particolare importanza. Lew Bookmann non appartiene assolutamente ai primi due casi e cerca un modo per sfruttare il terzo. Ha sempre fortemente desiderato di fare un grande discorso, un discorso così bello che possa raggiungere il cielo, un discorso per gli angeli. Dopo un po’ di riluttanza la morte accetta e Lew Bookmann esulta affermando che non farà mai quel discorso. Intanto la piccola Maggie viene investita e le sue condizioni sono gravi. Se riesce a passare la mezzanotte si salverà. Giunge il signor Morte e informa Bookmann che a mezzanotte deve portare via Maggie. Il signor Bookmann comincia a sfoderare tutte le sue capacità di venditore ambulante e riesce a imbambolare la Morte a colpi di offerte strabilianti della sua merce. La Morte cade in preda al bisogno di acquistare e perde l’appuntamento con la dipartita della piccola Maggie, che è così salva. Il signor Bookmann ha fatto così il suo discorso per gli angeli e si vede costretto a seguire il signor morte.

 Questo episodio può apparire un po’ banale e scontato in quanto l’incontro con la Morte è un tema molto ricorrente. Ma presenta comunque degli aspetti interessanti. In particolare la scena del discorso è a mio avviso meravigliosa e ricca di significato in particolare per i nostri tempi. Pensate un po’: un piazzista, un venditore ambulante che riesce persino ad abbindolare la Morte, grazie all’arte della parola. Oggi diremo grazie all’efficacia della sua comunicazione. La comunicazione pubblicitaria è fatta per lo più di apparenze, si sa. Il mestiere del piazzista è quello di vendere al di là della qualità reale del prodotto venduto. Se riflettete un po’ di più e concludete il discorso da voi, arriverete facilmente alla conclusione di questo discorso.


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venerdì 22 maggio 2009

Le barriere della solitudine.

Le barriere della solitudine (Where is Everybody) è il titolo del primo episodio della serie tv americana Ai confini della realtà (The Twilight Zone): l’episodio è quello in cui il protagonista si trova completamente solo in una città, è infatti l’ultimo uomo rimasto sulla terra, ma naturalmente c’è il colpo di scena finale…

 

SCHEDA:

Sceneggiatura: Rod Serling.

Regia: Robert Stevens.

Musica: Bermard Herrmann.

Prima trasmissione: 2 ottobre 1959.

Prima trasmissione in Italia: 14 gennaio 1971 su RAI 1.

Attori: Earl Holliman (Mike Ferris), James Gregory (il generale) e con John Conwell, Paul Langton, James McCallion, Jay Overholts, Carter Mulavey, Jim Johnson, Gary Walberg.

 

Le barriere della solitudine (Where is Everybody) è, come tutti gli altri episodi, introdotto dalla voce narrante di Rod Serling, ma c’è una minima differenza: inizia dicendo “Esiste una quinta dimensione oltre a quelle conosciute dall’uomo…” mentre in seguito sarà “Oltre le dimensioni che l’uomo conosce ne esiste un’altra”. Sono differenze minime che riporto solo per la cronaca.

La struttura si può dividere in tre parti e il solito epilogo: In un primo momento il protagonista scopre di essere solo, in una seconda parte avviene il suo vagabondare per la città, la terza parte lo porta all’esasperazione e l’epilogo ci svela il mistero.

 

Trama (attenti! Viene riportata anche la fine dell’episodio!)

Il protagonista è Mike Ferris e lo troviamo immerso nel confine della realtà (diciamo nella dimensione dell’ignoto) già all’apertura dell’episodio. Entra infatti in un fastfood e nessuno risponde alle sue chiamate. Quando arriva in città essa è completamente deserta, non c’è anima viva. Ad un certo punto scorge però una donna in un furgone, va per domandarle qualcosa ma scopre che si tratta di un manichino. Dopo aver vagato per la città, in un altro fastfood in cui vendono anche libri si accorge che tutte le copie riportano il titolo The Last Man on Earth. Prosegue il suo vagabondare sempre più disperato fino a giungere in un cinema. Arriva al massimo dell’esasperazione e inizia a gridare “Aiutatemi!, Aiutatemi!”.

Colpo di scena.

Come accade in ogni episodio il colpo di scena finale ci fa scoprire che in realtà Mike Ferris è un aviatore in preda ad un sogno talmente vivido da farlo sembrare reale. Ciò è accaduto a causa della solitudine provocata da un’esercitazione preparatoria per un futuro viaggio sulla Luna. Il protagonista è rimasto due settimane chiuso in uno spazio ristretto fino all’esaurimento.

 

Il tema è quello dell’impossibilità da parte dell’uomo di sopportare la solitudine, l’assenza di suoi simili. Nel corso del sogno ci sono alcuni dettagli che evidenziano la condizione disumana della solitudine: Mike Ferris parla con un manichino, si parla nello specchio e gioca a tris contro se stesso.

Una cosa interessante e che da un tocco straniante è la disseminazione di segni di vita: un sigaro appena acceso, una pentola d’acqua che bolle su un fornello, un telefono che squilla.

La domanda è: l’uomo può sopportare la solitudine? Il suo bisogno di vita sociale può venire meno? Può essere addestrato alla solitudine?

C’è un evidente rapporto con Cast Away.

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