Secondo articolo della serie dedicata al rapporto Comico e Spalla. Entriamo più nel dettaglio.
Dal
punto di vista strettamente comico e drammaturgico, la spalla deve sostenere il
comico e dargli le battute. Ecco cosa spiega Dario Fo parlando di Totò
Totò
utilizza tutte le tecniche del vecchio teatro tradizionale e popolare. Ricorre
spesso a un partner chiamato spalla. Questo partner gli dà la battuta, gli fa
da contrappunto, per le ripetizioni e i rimbalzi necessari al discorso comico.
Ma non serve unicamente a dargli la battuta, a recitare in contrappunto, a fare
da controscena: è prima di tutto un punto d'appoggio. Lo stesso termine
"spalla" deriva dall'atleta che, nel salto pericoloso, offre
all'acrobata una possibilità d'appoggio, di rimbalzo, che in qualche modo lo
spinge e lo proietta in avanti. E' così che Totò utilizza la spalla e sempre
mirabilmente.
Il
termine “spalla” è dunque molto appropriato al tipo di lavoro che svolge:
offrire un punto d’appoggio, un fulcro su cui l’attore comico può appoggiarsi
per poter ben piazzare le proprie battute. La spalla deve possedere grandi doti
di attore e un senso del ritmo perfetto, perché è responsabile dell’efficacia
delle battute del comico (è noto che il ritmo è alla base della comicità). Se
la spalla non è in grado di offrire gli “assist” al comico con precisione, la
buona riuscita della performance comica sarà messa in pericolo. La spalla ha un
ruolo importantissimo nella dinamica e nel ritmo di una scena, di uno sketch,
di un intero spettacolo. Ecco cosa afferma il comico Willy Clark (Walter
Matthau) a proposito del suo odiato partner di una vita, Al Lewis (George
Burns), nel film I ragazzi irresistibili:
Ben
Clark: Dimmi una cosa: se ti ci trovavi tanto male, perché siete rimasti
insieme per quarantatre anni?
Willy
Clark: Perché era fantastico, non ci
sarà mai un altro come lui, nessuno sapeva dare a una scena il ritmo che gli
dava lui, nessuno sapeva dire una battuta come lui, io sapevo cosa pensava lui
lo stesso con me, una sola persona… ecco cosa eravamo.[2]
Di
solito la fortuna di un attore che fa da spalla è offuscata dalla notorietà e
dalla fama del comico, che attira su di sé tutti i meriti e gli onori del caso.
La spalla passa in secondo piano e sono pochi coloro che sanno apprezzare e
riescono a intravedere le doti del secondo attore. Un caso tipico riguarda le
spalle di Totò (di cui parleremo più avanti): Mario Castellani, Erminio
Macario, Giacomo Furia, Nino Taranto (con il caso a parte di Peppino De Filippo
e Aldo Fabrizi, veri e proprio comprimari), tutti attori eccezionali che
riuscivano con grande dignità a reggere il gioco di Totò che improvvisava,
distruggeva e ricostruiva il testo e inventava gag sul momento. Solo un grande
attore poteva fare la spalla di Totò e tutti coloro che si susseguirono in
questo ruolo scomodo ci riuscirono alla perfezione.
Il
cinema italiano è ricco di queste figure minori. In particolare la grande
stagione della commedia all’italiana ha attinto largamente al bacino di attori
chiamati “caratteristi”. Grandi attori che furono sempre relegati in ruoli
marginali o si prestarono a fare da spalla alle “stelle” dell’epoca. Secondo
Mario Monicelli
Nella
commedia i caratteristi sono fondamentali. Un viso, un corpo che in due battute
devono imprimersi nella mente dello spettatore. C’è stato un periodo in cui
l’Italia ne era piena. Venivano dall’avanspettacolo e dalla rivista. Erano di
una bravura eccezionale, istintiva, ma con alle spalle una lunga gavetta.[3]
Sono
volti indimenticabili, in grado di far vivere personaggi dalla forte umanità
avendo a disposizione pochissimi spazi
[…]
caratterista vuol dire per noi quell’attore che riveste un carattere umano, che
incarna un personaggio vivo e non una “macchietta”, quell’attore che
abitualmente ricopre parti di protagonista, ma che è dotato di eccezionale
forza interpretativa, con o senza sottolineature tipiche, abbia o non abbia la
barba, o la pancia.[4]
[1] In G. Fofi e F. Faldini, Totò, Tullio Pironti Editore, Napoli
1987, pag. 258.
[2] Dal film I ragazzi irresistibili di Herbert Ross.
[3] Sebastiano Mondadori, La commedia umana, conversazioni con Mario
Monicelli, il Saggiatore, Milano 2005, pag. 170.
[4] Ermanno Comuzio, “Cinema”, n.
119, riportato in M. Giraldi, E. Lancia, F. Melelli, 100 caratteristi del cinema italiano, Gremese Editore, Roma 2006,
pag 10
[5] Alberto Anile, Totò e Peppino, fratelli d’Italia,
Einaudi, Torino 2001, pag. 59.

Se ti è piaciuto l'articolo,iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui! |
Da quel momento a oggi si è spezzata la memoria storica. Non ci sono scuole per questo tipo di attori. C'era l'avanspettacolo e, al limite, il cabaret. Oggi la televisione è in grado di uccidere i nuovi comici talentuosi, ma lontani dalla maestria di Totò, ma è anche in grado di innalzare dei veri cani a statura di grandi comici. Direi che, forse, è meglio re-incominciare dalla strada, visto anche l'urgenza della drammatica crisi culturale. Ciao.
RispondiEliminaè vero quello che dici, la loro bravura derivava da una gavetta lunghissima, fatta di insuccessi e successi, imparavano sulla propria pelle i ritmi comici, le battute, ciò che funzionava e ciò che andava scartato. Oggi si pretende di essere attori in pochi anni di accademia che può insegnarti solo a parlare bene. Quello dell'attore è un mestiere artigianale che si impara praticandolo
RispondiEliminaJust desire to say your article is as astounding. The clarity on
RispondiEliminayour put up is simply great and that i can assume you are
knowledgeable in this subject. Fine with your permission allow me to snatch your feed to keep up to date with coming near
near post. Thank you a million and please carry on the rewarding work.
Feel free to visit my homepage :: acheter des followers
Mi piacerebbe raccomandarti di guardare i film qui https://altadefinizione.page/ Mi è piaciuto molto il sito in generale
RispondiElimina