venerdì 10 aprile 2009

Le vignette di Vauro e i veri sciacalli.

In questo post voglio un po’ elogiare il vignettista Vauro.

Non volevo parlare del terremoto dell’Aquila per non sfruttare un argomento di facile successo che colpisce allo stomaco un po’ tutti. Non avevo intenzione di partecipare allo sciacallaggio mediatico in atto. Non avevo intenzione di spendere parole su una vicenda che, pur avendone seguito con apprensione gli sviluppi,  conosco poco dal punto di vista del vissuto. Non volevo far  finta di capire e comprendere il dolore di quelle persone che hanno attraversato un’esperienza che mi è estranea. I giornalisti questo non lo ammetterebbero mai. A loro interessa lo share e in questo articolo voglio anche denunciare (nel mio piccolo) la loro incredibile e calcolata cattiveria e mancanza di senso della misura. Ma torniamo per un attimo a Vauro.

Vauro ieri sera ad Annozero non si è tirato indietro. Pur essendo un argomento difficile da affrontare per la satira è sceso comunque nell’arena televisiva con le sue vignette sotto il braccio. In questi casi il rischio è quello di suscitare pensieri del tipo “ma guarda un po’ questo che scherza sulle disgrazie delle persone”.

Probabilmente questo pensiero ha spinto Crozza a non partecipare alla puntata di martedì di Ballarò. Ha pensato bene di poter essere fuori luogo. Se il motivo dell’assenza di Crozza è questo (in caso contrario ritiro tutto ciò che sto scrivendo su di lui), mi viene da pensare: “Povero Crozza! Tieni in così poco conto il tuo mestiere?”.

Vauro invece questo discorso non lo fa. Non importa quale sia l’argomento. Se c’è da denunciare qualcosa per mezzo delle sue vignette, lo fa. Questo perché la satira non è uno scherzo, ma è una forma d’arte serissima e socialmente impegnata. La satira è un genere strano: fa ridere sapendo di dover in realtà piangere. Le vignette di Vauro sono coerenti, sincere e coraggiose. E spesso fanno male. E fanno bene.


I veri sciacalli.

Quelli che non si smentiscono mai sono i giornalisti. Sono stati capaci di tutto. Sono entrati nelle tendopoli a disturbare la gente che dorme. Una persona che dorme non va disturbata, suscita un incredibile rispetto, non si fa rumore. Loro no, non hanno rispetto di nulla, agitando la bandiera dell’informazione. Loro, che stanno zitti su  tutto ciò che non si trasforma immediatamente in share. Ma questa tragedia per loro è stata una gallina dalle uova d’oro.

Sono andati a bussare ai finestrini delle auto chiedendo “Perché dorme in auto?”.

Per di più si sono sfacciatamente vantati dello share ottenuto dai loro servizi. Il caso del tg1 (guarda il video pubblicato) è sconvolgente.

Hanno inquadrato la gente che piange senza alcun rispetto. Non ho mai visto una telecamera volgere lo sguardo da un’altra parte come segno di rispetto nei confronti di gente che soffre.

Oggi ai funerali un giornalista commentava la scena e diceva che le telecamere erano lontane, per rispetto del dolore si erano tenute a debita distanza per non essere invadenti. Intanto le immagini zoomavano fino a raggiungere primi piani dettagliatissimi.

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3 commenti:

  1. È la morbosità che da un po' di tempo regna incontrastata sulle televisioni e che ha purtroppo contagiato anche i notiziari. Il microfono sotto il naso della vittima e "Cosa prova?". In Abruzzo mi sa che c'erano più giornalisti che soccorritori: ho visto tramite il satellite che ogni rete europea aveva il suo inviato in loco, con tanto di immagini forti di contorno. Spiace dirlo, ma hai perfettamente ragione a dire che sono sciacalli, anche se quelli veri, i saccheggiatori, sono forse gli esseri più ignobili che esistano su questa terra.

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  2. il fatto è che i saccheggiatori sono saccheggiatori e siamo sicuri che sono sciacalli. I giornalisti no, usano sistemi e tecniche calcolate per fare ascolti. I giornalisti sono fondamentali e è inutile dire che l'informazione è essenziale, ma a volte è proprio evidente che mentre intervistano pensano più allo spettacolo che all'informazione. Il danno secondo me è grave, perché è culturale e a lungo termine.

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