sabato 14 febbraio 2009

Fonti della vita di Shakespeare. Seconda parte.

Nello scorso articolo ho tentato di fornire un resoconto delle fonti su cui la storiografia ufficiale si basa per ricostruire la biografia di William Shakespeare. Avevo terminato l'articolo in maniera un po' brusca per paura che fosse eccessivamente lungo. (si trattava comunque di un post su un blog, di natura per giunta abbastanza tecnica). Ma grazie all'intervento di Alice che mi ha gentilmente fatto notare che avrebbe volentieri continuato a leggere, ho capito che mi sbagliavo. Ciò dimostra l’importanza dei commenti e dei consigli da parte di chi legge gli articoli.

Questo articolo è la seconda parte del precedente: Voyager: Shakespeare era italiano! Le fonti della vita di William Shakespeare.

Prima di tutto è necessario approfondire un punto del discorso che non avevo trattato a sufficienza. Riguarda l'importantissima e famosa invettiva di Robert Greene posta come epilogo del libello A Groathswoth of Wit. Come detto in precedenza si tratta di un documento che ci testimonia la fervida attività teatrale di Shakespeare a Londra. Green si rivolgeva ai suoi compagni di Università (University Wit: Marlowe, Peele e Nash), mettendoli in guardia su questo “villano rifatto di corvo, abbellito delle nostre penne”. Cosa voleva dire con quel “abbellito delle nostre penne”? Due possibilità: o che Shakespeare copiasse i loro testi; o si riferiva alla sua attività di attore (che cos’è l’attore se non uno che si fa bello con le parole degli altri?). La frase “Cuor di tigre rivestito della pelle d’un attore” è una citazione di un verso della terza parte dell’Enrico VI in cui a causa della crudeltà della regina Margaret si sente: “Oh cuor di tigre rivestito con la pelle di una donna!”. Ma questo avvenimento ha un ulteriore risvolto che dimostra ulteriormente l’importanza e il peso che Shakespeare faceva sentire nella capitale inglese. Dopo l’invettiva di Greene, Sir Henry Chettle (che aveva pubblicato il testo) si sentì in obbligo di scusarsi. Infatti nel suo Kind-Heart’s Dreame del Dicembre di quello stesso 1592, scrive:

“Mi duole di non aver usato discrezione nell'alludere all'altro (Shakespeare), quasi che la mia fosse stata la colpa originale, perché io stesso mi sono potuto accorgere che la sua condotta non è meno civile di quanto egli non si è eccellente nella professione che esercita. Senza contare che diverse persone di qualità hanno offerto testimonianza della rettitudine del suo comportamento, che prova la sua onestà, e del suo spirito e dell'eleganza con che gli scrive, che attesta la bontà dell'arte sua”.

Shakespeare era già così importante da suscitare rispetto.

Nel 1593 a Londra scoppiò un’epidemia di peste. I teatri furono chiusi. Questo periodo di inattività teatrale permise a Shakespeare di comporre e pubblicare due poemetti: Venus and Adonis e Lucrece, rispettivamente nel 1593 e 1594. Seguì personalmente la pubblicazione.

Il 15 Marzo 1595 il nome del poeta riaffiora in un documento amministrativo: si tratta della registrazione di un pagamento ricevuto da Shakespeare e dagli attori Burbage e Kempe, per aver recitato di fronte alla regina Elisabetta.

L’11 Agosto 1596 il registro parrocchiale di Stratford riporta la morte di Hamnet, aveva undici anni.

Da una serie di quattro documenti si traggono notizie su vari spostamenti del poeta tra il 1596 e il 1598. Passò dal Nord del Tamigi, vicino i teatri The Theatre e The Curtain (vedi pianta) al Sud, sulla Bankside in Southwark.

Un documento catastale ci informa poi dell’acquisto di una casa, la cosidetta “New Place” in Stratford, le cui fondazioni sono ancora visibili. Un ulteriore documento del 1598 si riferisce all’acquisto di alcuni terreni a Shottery. A Shakespeare le cose non dovettero andar male.

Nel 1598 vengono per la prima volta pubblicati i suoi drammi con il suo nome stampato nel frontespizio, segno questo di grande considerazione e importanza. Il nome era diventato sinonimo di garanzia e attrazione.

Nel Settembre del 1598 fu pubblicato un importante testo in cui Shakespeare viene paragonato per grandezza a personaggi come Omero e Eschilo. Si tratta del Palladis Tamia di Francis Meres (qui troverete il passo che ci interessa). Shakespeare era considerato già un classico.

Il 25 Ottobre 1598 Richard Quiney scrive una lettera a William in cui gli chiede un prestito di trenta sterline che viene subito accordato. Si tratta dell’unica lettera a noi pervenuta.

Nel 1599 viene costruito a Sud del Tamigi il Globe Theatre (vedi pianta), per conto della compagnia dei Lord Chamberlain. Shakespeare fa parte della società per un decimo delle “azioni” del teatro.

Il 1602 riporta l’unico aneddoto che riguarda il poeta in una testimonianza manoscritta. Si tratta del diario dell’avvocato John Manningham. La testimonianza probabilmente non è vera, però ci dà l’idea dell’atteggiamento che il pubblico aveva nei confronti di William Shakespeare. Si tratta di un aneddoto molto divertente che riporto separatamente (clicca qui).

Nel 1603 muore Elisabetta. Il suo successore è Giacomo I e i Lord Chaberlain’s Men diventano i King’s Men. Shakespeare e la sua compagnia assumono così una posizione ufficiale a corte.

Shakespeare muore nel 1616. A Sommerset House si conserva ancora il suo testamento.

Vai alla prima parte.


Puoi leggere anche:


Condividi questo articolo su facebook Condividi su Facebook

Articoli correlati per categorie




Se ti è piaciuto l'articolo,iscriviti al feed per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog! Per maggiori informazioni sui feed, clicca qui!

5 commenti:

  1. riporto il commento che Antonio ha fatto su Facebook:
    The complete works di W.Shakespeare di Wells & Taylor oltre che una ottima introduzione alla vita ha un capitolo "Contemporary allusions to Shakespeare" che riporta tutte le citazione dirette dei contemporanei rivolte al drammaturgo o a suoi parenti...... Voyager dovrebbe emigrare a cartoon networld.

    RispondiElimina
  2. Mi sembra sia indubbio che la trasmissione voyager si occupi in modo inconcludente degli argomenti che sceglie. Non riesco però a capire quale sia il fine dei tuoi due post, ti sei limitato a fare un resoconto delle informazioni certe o ipotetiche su shakespeare, senza presentare alcuna prova che egli potesse o non potesse essere italiano. Voglio dire: se tu non sapessi niente della faccenda e leggessi i due post, potresti poi affermare con certezza che shakespeare non si fosse trasferito dall' italia all' inghilterra? Io non ci metterei la mano sul fuoco, non si hanno "prove", solo certe informazioni.

    RispondiElimina
  3. Lo scopo dei due post è dimostrare che alcune verità sulla vita di Shakespeare sono state ormai raggiunte da diversi anni. La diatriba sulla reale esistenza di Shakespeare, sul fatto che fosse italiano è un qualcosa che appartiene al passato e che è stato risolto dal mondo accademico. Ovviamente voyager non tiene conto di tutto ciò e allo stesso modo con cui rispolvera storie vecchie e consumate come l'Area 51 e il mostro di Loch Ness, così riprende antiche supposizioni che, ripeto, sono state risolte.

    Il mio elenco delle fonti vuole dimostrare che esistono, per quanto lacunose, informazioni e impronte lasciate da shakespeare e che la storia è meno misteriosa e straordinaria di come voyager vorrebbe (e gli farebbe comodo)che fosse.

    Se c'è un registro battesimale in una chiesa inglese in cui c'è scritto il suo nome, mi sembra superfluo andare a cercare altre soluzioni bizzarre.

    Io ho citato delle fonti che chiunque può consultare...Voyager si è mantenuto sulle supposizioni e sulle ipotesi sfruttando la "sete di dietrologia" degli appassionati di una trasmissione che definisco vergognosa dal punto di vista delle informazioni, ma godibile se la si prende come un format di intrattenimento.

    RispondiElimina
  4. un altro problema è che voyager tende sempre a confutare una tesi ufficiale, senza presentare quale essa sia perchè rischierebbe di sembrare più sensata delle ipotesi che deve portare avanti (voyager). A voyager basta dare ad intendere che le fonti ufficiali ci hanno solo raccontato bugie e ci hanno ingannati e che loro possiedono la vera e unica verità.

    Basti ricordare che Giacobbo ha scritto un libro in cui afferma che il mondo finirà nel 2012 e pare che non se ne preoccupi affatto, continua a condurre la sua vita normalmente senza la terribile incursione di una morte vicina. E' ovvio che nemmeno lui crede alle cose che scrive

    RispondiElimina
  5. Patrick Freeman14 marzo 2010 13:15

    Ciao, solo per informarti che ho usato un link a quest'articolo come commento ad una storia sul 'The Guardian' un giornale inglese dove si trova un altro articolo a discutere i meriti delle varie teorie sulla questione della paternità autentica delle opere.

    E per darti un complimento per un articolo ben scritto. Ricordava la programma e era utile trovare una critica così precisa.

    RispondiElimina

è accettato ogni tipo di commento, soprattutto se in disaccordo con il contenuto del post. I commenti che contengono offese personali (a chiunque siano dirette) verranno cancellati.